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venerdì 20 maggio 2011

IL MAGGIO DI CASTELLARE (poesia di Graz)

Il cielo è un immenso tramite tra l’inverno e l’estate
ed i germogli giovani attaccano le narici con i loro aromi acerbi,
come a volerle intasare, vino disciolto nell’aria che inebria gli umori.
Le roselline selvatiche soffocano i muri in pietra di colori candidi
e la ginestra macchia di allegria gialla il sempreverde del bosco e l’ argento fioco degli ulivi;
 la natura in Maggio risulta un estroso artista della corrente del Fattori
che anziché produrre verismo antiaccademico, concede verità meravigliosa.
I cuccioli di lepre affollano i campi e le vigne fresche di potatura
e la poiana, miracolo di eleganza, sorveglia da lontano il proprio nido,
 la propria regale discendenza.
La rondine sembra sgridare il proprio maschio,
nonostante la sua sconvolgente serietà nell’interpretare  il ruolo istintivo di padre,
e piccoli ragnetti rossi affollano i muretti in cotto surriscaldato dal Sole
come se da quel calore prendessero magicamente vita;
si ascoltano frusciare nei cespugli  i primi lucertolai
e l’orto, all’apparenza triste e incolto,
è in realtà una fucina gioiosa in produzione,
tanto che ad ascoltarlo in silenzio sembra emettere chiari segnali di ilarità.
Il volo della farfalla si innalza a simbolo di tutta questa leggerezza
che va dalla rabbiosa corsa del cinghiale al crepuscolo
fino al ronzare di un calabrone all’alba, ancora stordito dalle temperature notturne.

Niente è paragonabile a Maggio,
eccezion fatta per una donna che allatta il proprio figlio mentre sorride.

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