“Nel regno dei fantasmi”
scritto con pseudonimo di Brunetta l’Incendiaria (apparso su Vertice, Arcola, 21 aprile 1921)Se mi guardo attorno mi vien voglia di vomitare.
Da una parte lo scienziato a cui devo credere per non essere ignorante. Dall’altra il
moralista e il filosofo dei quali devo accettare i comandamenti per non essere un bruto.
Poi viene il Genio che devo glorificare e l’eroe innanzi al quale devo inchinarmi commosso.
Poi viene il compagno e l’amico, l’idealista e il materialista, l’ateo e il credente e tutta
un’altra infinità di scimmie definite e indefinite che vogliono darmi i loro buoni consigli e
mettermi, finalmente, sulla buona via. Perché – naturalmente – quella su cui cammino io è
una via sbagliata, come sbagliate sono le mie idee, il mio pensiero, il mio tutto.
Io sono un uomo sbagliato. Essi – poveri pazzi – sono tutti pervasi dall’idea che la vita li
abbia chiamati ad essere sacerdoti officianti sull’altare delle più grandi missioni, poiché
l’umanità è chiamata a dei grandi destini…Questi poveri e compassionevoli animali
deturpati da bugiardi ideali e trasfigurati dalla pazzia, non hanno mai potuto comprendere
il miracolo tragico e giocondo della vita, come non hanno potuto accorgersi mai che
l’umanità non è affatto chiamata da nessun grande destino. Se qualche cosa avessero
compreso di tutto ciò, avrebbero almeno imparato che i cosiddetti loro simili non hanno
voglia affatto di rompersi l’osso spinale per cavalcare l’abisso che l’uno dall’altro separa.
Ma io sono quel che sono, non importa cosa.
E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia
personale e nobile saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanità e del divenire
sociale, qualche cosa che romba al di sopra dei vostri fantasmi?
Udite, udite! È lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su, nell’alto
rimbomba!
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